FreePlanine: cose da fare mentre si aspetta il parere regionale sul superamento delle riserve ...

Son passate circa tre settimane dall'approvazione in consiglio comunale di Stregna della variante 3 al piano regolatore generale, stiamo aspettando dunque il documento dagli uffici regionali della pianificazione in merito al superamento o meno delle riserve.

[caption id="attachment_3421" align="aligncenter" width="510"]prati di Planino (http://www.tribilinferiore.org) prati di Planino[/caption]

Sembrano questi essere stati giorni di calma, ma non è stato affatto così.

In primo luogo sono due le interpellanze che la minoranza consigliare ha chiesto di inserire all'ordine del giorno della prossima adunanza, ma queste le affronteremo a tempo debito.

Inoltre ci siamo presi la briga di scrivere un lettera alla governatrice Debora Serracchiani, al presidente del consiglio regionale Franco Iacop, agli assessori ed agli uffici competenti, circa tutte le motivazioni che a nostro avviso possono inficiare l'approvazione definitiva della variante urbanistica. I temi affrontati sono piuttosto tecnici, alcuni già conosciuti come quello sulla mancanza del parere geologico, altri sono stati arricchiti da dettagli per nulla marginali.

Il documento è lunghetto, se questa variante avrà ancora qualche stop, potrebbe essere per uno di questi motivi.

Buona lettura.

Avv. Debora Serracchiani

Presidente della Regione FVG,

Arch. Mariagrazia Santoro

Assessore regionale alla pianificazione territoriale,

Avv. Sara Vito

Assessore regionale all'ambiente ed energia,

P.I. Franco Iacop

Presidente del Consiglio Regionale del FVG,

Al Servizio pianificazione territoriale,

Al Servizio geologico,

Al Servizio valutazioni ambientali,

e, p.c., al Sig. Sindaco del Comune di Stregna.

Oggetto: note a commento della variante 3 approvata in acccoglimento delle riserve regionali e di controdeduzioni alle osservazioni.

A seguito dell'approvazione della Variante n° 3, avvenuta con delibera consiliare del Comune di Stregna n° 28 del 24.09.2013, le modifiche conseguenti all'accoglimento delle riserve regionali e alla controdeduzione alle osservazioni presentano, a nostro avviso, aspetti ancora non compiutamente definiti, contraddizioni, incompletezze e/o omissioni procedurali, ecc. che richiederebbero ulteriori approfondimenti e modifiche.

È innanzitutto da rilevare che le rilevanti modifiche apportate rispetto alla versione adottata in realtà accolgono molte delle critiche e delle osservazioni formulate dal vasto movimento di opinione che si è formato proprio in occasione della proposizione della Variante medesima e che, in parte, hanno trovato conferma anche nel contenuto delle riserve regionali vincolanti.

Rimandando al dettaglio delle osservazioni presentate, di seguito si espongono alcune considerazioni che evidenziano le incertezze procedurali e le maggiori incongruenze rilevate.

Necessità di riadozione della Variante

Sono almeno i seguenti tre motivi fondamentali che impongono tutt'ora la riadozione della Variante in oggetto e che rendono perlomeno dubbia la validità della delibera di approvazione:

  • mancanza di un parere geologico ai sensi dell’art. 16 della LR 16/09, considerato che la Variante 3 prevede nuove edificazioni in aree che nel PRG vigente erano inedificabili, che i territori interessati presentano le condizioni di insicurezza di cui all’art. 15, comma 3, lettera b), come dichiarato dallo stesso estensore dell'asseverazione e come testimoniano ad esempio i diffusi fenomeni carsici presenti e che, infine, il documento “Asseverazione geologica e geologico-tecnica” datato 12.01.2013, non presente nei documenti della Variante 3 adottata in quanto prodotto successivamente all'adozione, giuridicamente non corrisponde all’asseverazione di cui all’art. 16, comma 4 della LR 16/09, che deve essere redatta dal professionista estensore della Variante e non da altro professionista;

  • mancanza di una corretta e completa procedura di Valutazione Ambientale Strategica così come prevede l’art. 6, comma 2 del D.Lgs. 152/06, in quanto trattasi di variante sostanziale e non risulta applicabile l’art. 4, comma 2 della LR 16/08. In particolare non sono stati consultati i soggetti competenti in materia ambientale così come prescrive l’art. 12 comma 2, non sono stati adottati i criteri di valutazione di cui all’Allegato 1 alla Parte Seconda del decreto e la documentazione prodotta risulta palesemente priva di valutazioni oggettive tipiche dell’analisi ambientale e come tale insufficiente a produrre gli effetti di cui all’art. 12, comma 4 del D.Lgs. 152/06;

  • la Variante 3 così come modificata in accoglimento delle riserve regionali vincolanti ridefinisce e modifica gli obiettivi del PRG vigente e della Variante 3 adottata ed introduce nuove strategie. Come tali le modifiche apportate con l'approvazione rientrano nella tipologia indicata all’art. 63 bis, comma 15 della LR 5/07, che recita “la riadozione è comunque necessaria quando le modifiche da apportare siano tali da incidere sugli obiettivi e sulle strategie”.

Mancanza di parere geologico

Come più sopra evidenziato la Variante 3 è stata adottata senza alcuna verifica della compatibilità delle previsioni ivi contenute con le condizioni geologiche, idrauliche e valanghive del territorio e ciò in violazione dell'art. 16 della LR 16/09 (cfr. delibera CC n° 27 del 28.09.2012). A seguito di una segnalazione e su specifica richiesta del Servizio pianificazione territoriale, solo in data 18.01.2013 è stato redatto un documento (“Asseverazione geologica e geologico-tecnica”), sottoscritto da un geologo, che non è mai stato adottato dal consiglio comunale, pur costituendo, ai sensi dell'art. 63 bis, comma 3, lettera e) della LR 5/07, un elaborato specifico della Variante 3. In particolare l'asseverazione parte dalla premessa che “l'area in esame è in buona parte compresa nelle zone analizzate dallo studio geologico generale ...” del 1995 sulla base del quale è stato emesso il parere geologico regionale del PRG vigente. Ora l'ammissione che l'asseverazione si estende ad aree non indagate precedentemente e non oggetto del parere geologico è già di per se stessa grave, ma la gravità è ancor maggiore se, confrontando le aree indagate contenute nella Tav. 5 dello studio geologico del 1995 con le zone omogenee E3 rese edificabili con la Variante 3 adottata (cfr. Tavv. 2 e 3), si può agevolmente verificare che le nuove zone E3 edificabili insistono non marginalmente tra le aree del territorio comunale mai indagate e mai soggette a parere geologico e ciò vale anche se si considerano solo le Zone E3 riperimetrate in seguito all'approvazione comunale della Variante 3. Ciò è confermato anche nelle premessa del documento “Studio geologico-tecnico generale” relativo al PRG vigente, redatto dallo stesso dott. geol. Droli che testualmente riporta “...le aree indagate sono quelle relative a tutte le strade principali, ai centri abitati e zone limitrofe trascurando gli approfondimenti geologici in aree esterne fluviali, prative e boschive.”

L'asseverazione inoltre precisa che entro le nuove zone E3 esistono “...zone interessate da frane … zone di terrazzo … fasce di terreno coincidenti con direttrici di disturbo tettonico” che nel primo caso sono da considerarsi inedificabili e negli altri casi è necessario adottare criteri progettuali cautelativi in prospettiva sismica. Senza considerare la parte di zone E3 non comprese nell'indagine geologica del 1995, a cui evidentemente si riferisce l'asseverazione, si tratta quindi di territori che presentano le condizioni di insicurezza di cui all’art. 15, comma 3, lettere b) e c) della LR 16/09 per i quali l'art. 16, comma 5, impone la preventiva adozione del parere geologico emesso dalla struttura regionale competente in materia e non la semplice asseverazione.

Appare quindi evidente che l'adozione e la successiva approvazione comunale della Variante siano avvenute in violazione dell'art. 16 della LR 16/09.

É da rilevare infine che la citata asseverazione, comunque a nostro avviso non rispondente alle norme vigenti, giuridicamente non corrisponde neppure all’asseverazione di cui al comma 4 dell’art. 16 della LR 16/09, che deve essere redatta dal professionista estensore della Variante e non da altro professionista.

Superamento delle riserve regionali

La Variante modificata non rispetta il contenuto della riserva regionale che richiede di modificare la zonizzazione “ … in coerenza con le politiche regionali di salvaguardia e sviluppo dei territori montani di cui alla LR 10/2010”. Né è condivisibile la motivazione riportata negli elaborati che demanda ad una “eventuale determinazione successiva da parte dell’Amministrazione comunale” vista la riconosciuta necessità di “valutazioni e riflessioni più ampie a livello comunale, coinvolgendo tutto il territorio agricolo-forestale”. Si ritiene infatti che il rapporto tra le politiche da mettere in atto ai sensi della LR 10/2010 ed il contenuto della Variante 3 sia fondamentale proprio in considerazione del fatto che entrambi gli strumenti riguardano prioritariamente i medesimi territori (aree prative marginali, come li definisce la Variante), dove da un lato sono concentrati gli interventi più importanti (agriturismi) e dall’altro sono più urgenti interventi di recupero in ottemperanza ai disposti della LR 10/2010 (si ricorda inoltre che su tali aree le riserve regionali suggeriscono di disporre il regime di inedificabilità). Entrando nel dettaglio, è da segnalare che alcune aree prative marginali identificate nella zonizzazione nei pressi di Tribil Inferiore, si sovrappongono abbondantemente con il raggio di copertura degli interventi potenzialmente ammissibili con la LR 10/2010.

Ne discende la necessità di approfondire proprio tale rapporto al fine di evitare sovrapposizioni tra le scelte di assetto del territorio e le politiche attivabili per la salvaguardia e lo sviluppo dei territori montani con la LR 10/2010.

Non risulta infine completamente rispettato il contenuto della riserva regionale che richiede di elaborare “nuove linee strategiche per le Aree di pregio paesaggistico”, che includono le aree indicate nello schema strutturale del PRG vigente nel Sistema agricolo ambientale – “Aree di pregio paesaggistico”, nonché di integrare e specificare gli obiettivi territoriali esistenti. Forse perché se così fosse, cioè se le modifiche siano tali da incidere su obiettivi e strategie, ai sensi dell’art. 63 bis, comma 15, sarebbe necessaria la riadozione della Variante 3?

Le considerazioni sopra riportate evidenziano a nostro avviso un sostanziale non superamento delle riserve regionali vincolanti.

Zonizzazione e norme tecniche di attuazione

In merito alla zonizzazione segnaliamo come superficiale lo studio “Risultati valutazione presenza boschiva in zona E3 piano regolatore comunale di Stregna (UD)”. Infatti, da una conoscenza diretta delle aree di variante si evidenzia che numerose aree indicate come zone E3 sono di fatto zone E2 (boschi), come ad esempio le zone nei pressi della chiesetta di San Giovanni piuttosto che le aree dei prati del Kau a sinistra della Kamenica. Altro esempio di valutazione imprecisa rappresenta l'area prativa marginale identificata nei pressi dell'abitato di Tribil Inferiore, adiacente alla pista forestale all'ingresso dei prati di Planino, dove è conosciuto l'interesse di edificare del promotore privato della variante. Risulta infatti che vasta porzione di quest'area è di fatto superficie prativa, mantenuta con sfalci regolari annuali, che deve essere tutelata da interventi edificatori. É quindi necessario riconoscere correttamente lo stato di fatto della superficie boschiva e prativa delle zone di variante ed agire conseguentemente sulla zonizzazione delle zone E3 e delle zone E2.

In merito all'identificazione delle aree prative marginali segnaliamo che è abbondante in letteratura la documentazione che le include tra le più rilevanti dal punto di vista della biodiversità e del valore paesaggistico (zone di contatto tra prato e bosco). Considerando inoltre che i boschi sono beni paesaggistici protetti, e che la Variante identifica le zone E3 di interesse paesaggistico, si valuta non accettabile la scelta di rendere comunque edificabili le aree prative marginali coincidenti con le zone di mantello del bosco.

In merito ai contenuti normativi si rileva la necessità di introdurre norme più restrittive per le zone E3 come l'obbligo di un rilievo fitosociologico, al fine di salvaguardare le aree di maggior pregio, piuttosto che l'obbligo per le attività agrituristiche di connessione e complementarietà rispetto alle attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura, di allevamento di animali che devono comunque rimanere principali, così come prescrive la LR 25/96, dovendo il propietario/gestore del fondo rientrare nella categoria di agricoltore a titolo principale.

In tal senso la nuova introduzione della norma valida sia per i fienili che per gli agriturismi, operata in sede di approvazione, che consente il commassamento di aree agricole dislocate in comuni diversi si pone in contrasto con la necessaria contiguità funzionale atta a garantire “il rapporto di connessione e complementarietà rispetto alle attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura, di allevamento di animali, di acquacoltura e di pesca che devono comunque rimanere principali” , fissato dall’art. 2 della LR 25/96 sulla disciplina dell’agriturismo.

Sarebbe stato invece opportuno limitare la connessione funzionale ai comuni contermini o al più a quelli delle Valli del Natisone, eventualmente fissando una distanza massima in linea d’aria non superiore a 2-5 chilometri dall’area del proposto intervento, in armonia tra l’altro con analoghe normative vigenti riscontrabili in molti dei comuni delle Valli del Natisone (San Leonardo, Pulfero, Savogna, ecc.). Non risultano coerenti con ciò le dichiarazioni espresse dal Sindaco in fase di adozione, così come contenute nel verbale di deliberazione del Consiglio Comunale n° 21 del 31.07.2012 che aveva precisato che “la cessione di cubatura debba avvenire all’interno del territorio comunale”. Fatto questo che in pratica ha reso superfluo o meglio impedito eventuali osservazioni al documento adottato da parte dei cittadini e dei portatori di interessi.

Sempre al fine di garantire le finalità di cui alla LR 25/96 non ha molto senso mantenere il lotto minimo di mq. 3.000 in quanto su tale area si potrebbero edificare solo mc. 150 (contro un massimo di mc. 2.500) e che rappresenta solo il 6% della superficie richiesta per poter realizzare la massima volumetria (pari a mq. 50.000), consentendo che il rimanente 94% della superficie provenga da aree agricole di comuni diversi che, se non si modifica la norma, possono essere ovunque dislocate nel territorio nazionale. Nell'ottica della complementarietà con l’attività agricola sarebbe più opportuno aumentare la dimensione del lotto minimo, ad esempio a mq. 25.000, pari al 50% della superficie richiesta per realizzare la volumetria massima.

Un ulteriore aspetto riguarda la viabilità forestale in zona E3: nelle destinazioni d'uso e interventi ammessi si consente il “ripristino e consolidamento della viabilità forestale, dei sentieri e delle piazzole esistenti” mentre nelle Norme particolari, al punto 3 si ammette “la sistemazione e/o realizzazione di nuova viabilità forestale”. Tale contraddizione va superata ammettendo solo interventi di ripristino e adeguamento della viabilità forestale esistente.

Valutazione ambientale strategica

Premesso che più volte nel corso della discussione in fase di approvazione, quando sono state sollevate questioni di natura tecnica relativamente all’argomento, il sindaco ha affermato che venivano prese per buone le indicazioni del professionista incaricato e/o degli uffici dell Regione FVG in quanto la struttura amministrativa e tecnica del comune di Stregna non avevano le competenze adeguate;

premesso che il sindaco e la giunta sull’argomento non hanno voluto convocare ed interpellare nemmeno la commissione comunale “paesaggio“ che fu istituita proprio per far fronte alla mancanza di competenze adeguate all’interno della struttura comunale;

evidenziamo che la procedura di Valutazione Ambientale Strategica della Variante è stata affrontata con assoluta leggerezza, essendo completamente assente nella delibera di adozione ogni riferimento alla procedura di VAS ed alle determinazioni assunte dall’autorità competente in ordine alla verifica della significatività dell’impatto sull’ambiente della Variante, così come non è presente l’avvio formale della procedura né l’individuazione di soggetti competenti in materia ambientale a cui richiedere i relativi pareri.

In ordine ai contenuti dell'elaborato “Verifica di assoggettabilità a VAS” della Variante adottata, la verifica condotta risulta oltremodo superficiale ed approssimativa.

É innanzitutto da rilevare che nella Verifica di Assoggettabilità non è presente alcuna informazione in ordine ai valori ecologici e vulnerabilità delle aree interessate dalla Variante e all'identificazione delle tipologie di habitat della flora e della fauna, così come prescrive il punto b) dell'allegato I "Criteri per la verifica di assoggettabilità di piani e programmi" alla parte seconda del D.Lgs. 152/06 e successive modifiche ed integrazioni.

Per quanto attiene l'estensione degli effetti indotti dalla Variante è da premettere che il territorio interessato costituisce il 10% circa dell'intero territorio comunale. Ma se consideriamo le aree prative esso comprende oltre l'80% delle estensioni maggiormente significative, in particolare presso Tribil inferiore.

Considerato che i prati stabili si assestano ai vertici della graduatoria della biodiversità dei diversi habitat presenti (si veda la loro inclusione nella classe di valore ecologico "alta" secondo la Carta della natura del Friuli Venezia Giulia dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e che per l’importanza naturalistica e paesaggistica sono inseriti tra gli habitat di interesse comunitario da salvaguardare ai sensi della Direttiva Comunitaria Habitat (92/43/CEE), non appare giustificata la valutazione prodotta che prevede un "effetto trascurabile" ed ancora "le modifiche non influiranno sulla biodiversità in quanto esse riconoscono una suscettività di fatto già in atto".

L'effetto potenziale della Variante è in realtà quello di ridurre in modo molto significativo habitat di interesse comunitario, di alto valore ecologico, con effetti irreversibili sulla loro consistenza e sulla conservazione della biodiversità e ciò in contrasto con una specifica direttiva comunitaria.

Il riconoscere la suscettività già in atto contrasta anch'esso con la Direttiva Comunitaria sopra citata il cui scopo è quello di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri, che impone l'adozione di specifiche misure di mantenimento, conservazione e ripristino.

É quantomeno sorprendente inoltre l'affermazione secondo la quale "la possibilità di realizzare fienili e/o strutture per agriturismo può comportare un maggior consumo di suolo" soprattutto se si considera l'ampiezza dei potenziali effetti della Variante che, come già detto, si estendono nei pressi delle aree di massima emergenza naturalistica. In conclusione la valutazione di un effetto "trascurabile" a seguito di un "limitato consumo di suolo" così come riportata nel documento in oggetto, oltre a non essere supportata da alcun dato oggettivo risulta palesemente e irragionevolmente errata.

Come per le altre analisi e valutazioni mancano sempre i dati e le informazioni di base, non sono state considerate alternative, manca una puntuale verifica degli effetti sui fattori ambientali analizzati e una valutazione corretta degli impatti ascrivibili alle azioni della Variante.

Non offre nulla di più la documentazione prodotta in fase di approvazione che incredibilmente dichiara che le modifiche successivamente introdotte minimizzano gli effetti della Variante né la delibera giuntale n° 71 del 24.09.2013, che eroneamente ai sensi dell'art. 4, comma 2 della LR 16/07 include le zone di variante tra le “piccole aree a livello locale”, nonostante si tratti di variante sostanziale, e che conclude una procedura mai avviata, anteponendo la decisione della valutazione ai possibili apporti dei soggetti competenti in materia ambientale.

Si tratta, in sintesi, di una procedura non correttamente espletata, in violazione di una direttiva comunitaria recepita dal D.Lgs. 152/06.

In conclusione, per quanto di competenza delle signorie vostre, chiediamo di verificare quanto da noi segnalato in quanto riteniamo che troppe sono le norme regionali e nazionali che sono state aggirate e che invece dovrebbero essere rispettate e fatte rispettare anche in considerazione del fatto che la proposta di variante non è di iniziativa pubblica, ma di iniziativa privata.

Nel porgere anticipati ringraziamenti per l’attenzione, in attesa di un vostro gentile e qualificato riscontro, porgiamo cordiali saluti.

Stregna, 16 ottobre 2013

Il Gruppo consigliare “Insieme per Stregna”

Davide Clodig, Claudio Garbaz, Franco Qualizza, Adriano Gariup, Matteo Balus.
Saluti,

LP