FreePlanine: caratteri storici ed effetti della variante

Un contributo tra i più significativi alle osservazioni alla proposta di variante n.3 al PRGC di Stregna è stato dato dall'arch. Renzo Rucli, il quale, sollecitato sull'argomento da esponenti del Movimento FreePlanine, ha partecipato in maniera sostanziale alla stesura del seguente documento.

Leggetelo, merita davvero di essere approfondito.

[caption id="attachment_2929" align="aligncenter" width="600"] senik duriava presso Planino (Tribil Inferiore, Stregna)[/caption]

Al Sindaco del Comune di Stregna

Municipio, 33040 Stregna, Udine

Oggetto: osservazione/opposizione alla variante n.3 al PRGC di Stregna

La sottoscritta Aldina Vuerich, nata a Malborghetto-Valbruna l'8 novembre 1945, residente a Stregna n.36, in rappresentanza del gruppo spontaneo di cittadini “Movimento FreePlanine”, chiede di tenere presente la seguente osservazione in merito all'adozione della variante n.3 al piano regolatore generale comunale (PRGC) di Stregna.

In seguito ad un analisi dell'evoluzione storica che caratterizza l'uso generale dei beni soggetti alla proposta di modifica della variante n.3 al PRCG di Stregna, si vuole analizzare un plausibile scenario che tali scelte amministrative potrebbero comportare per il territorio del comune di Stregna. Le stesse anticipano fortissime perplessità che suggeriscono una indiscutibile contrarietà all'approvazione della variante in oggetto.

La storia rurale (limitata all’oggetto della variante)

Degli insediamenti

Il carattere dominante del territorio delle Valli del Natisone è costituito dagli insediamenti addensati dei nuclei rurali. Dal tempo della colonizzazione slovena (VIII secolo) ad oggi (se si esclude alcune aree di fondovalle) i paesi , dal più piccolo al più grande, si sono sviluppati nel luogo di fondazione, in forma organica e compatta, in rapporto alla topografia del suolo e al terreno agricolo di competenza. La casa rurale, le cantine, le stalle e i fienili erano concentrate, tutte all’interno del perimetro edificato di ogni nucleo abitato. Non esistono/esistevano casolari o case di abitazione sparse. Questa evidente affermazione è palesemente visibile e verificabile.

Dei Fienili

Ogni cultura contadina esprime una propria e specifica forma/funzione degli edifici dispersi per uso agricolo dove il “nome” indica una tipologia specifica. Il generico termine fienile (senik) non è sufficiente a denotare le varianti tipologiche storiche presenti nella zona. Esistono almeno due tipologie:

  • il fienile (senik) è un edificio monovano con basamento seminterrato in muri di pietra con sovrastante copertura a cavalletto a due falde di forte pendenza, con manto originario in paglia sostituito recentemente da lamiera metallica. Molto diffuso specialmente nei castagneti , serviva al deposito del fogliame(seminterrato) e del fieno (sottotetto):
  • il kozouz (kozolec) e un edificio rurale particolare, presente solo nell’area etnica slovena. Il kozolec delle Valli appartiene al tipo edilizio di Skofia Loka ed è costituito da quattro massicci pilastri in muratura, che alle volte sostengono un solaio intermedio ed è concluso con copertura a cavalletto, un tempo con manto in paglia, o più recentemente con copertura a capriate con manto di coppi. Sul perimetro, fra i pilastri, era posizionata una rastrelliera “a giorno” con pertiche orizzontali di legno. Diffuso nei prati, anche vicino ai paesi, serviva sia per l’essicazione che per il deposito temporaneo dei prodotti agricoli.

Nessun edificio rurale disperso era adibito ad abitazione stabile o stalla per il bestiame.

Dei prati/pascoli:

L’appropriazione ed uso del terreno agricolo era storicamente la seguente:

  • i campi da coltivo e i frutteti nelle aree soleggiate vicine ai paesi di proprietà delle singole famiglie;
  • i prati stabili da falciare nelle aree più lontane e prive di fondo roccioso di proprietà delle singole famiglie;
  • i pascoli, i boschi e castagneti nelle aree meno soleggiate e con fondo alle volte misto roccioso, di proprietà collettiva di ogni singolo paese (kamunje).

Questo regime di utilizzazione del suolo agricolo si modifica verso il 1835 con lottizzazione delle aree collettive e l’ assegnazione dei lotti, con enfiteusi, alle singole famiglie di ogni paese. Tale modifica muta radicalmente i modi di produzione passando dalla pratica del pascolo collettivo del bestiame a quello a stabulazione fissa in stalla.

Il confronto delle mappe del catasto francese del 1811, con quello austriaco del 1835 evidenzia in maniera precisa e puntuale le aree storicamente adibite a pascolo/bosco/castagneto.

La relazione alla Variante n.3 contiene pertanto affermazioni storicamente non appropriate o superficiali.

La modifica recente del paesaggio agricolo, con l’avanzata e copertura del bosco, è un dato di fatto, permangono tuttavia consolidate le tracce della struttura agricola storica.

Le modifiche della zonizzazione delle aree E3, con ricognizioni a “vista” dovrebbero in qualche modo tenere conto dei processi storici di utilizzazione dei suoli agricoli.

Norme di attuazione della variante n.3

Le norme di attuazione sono lo strumento (non neutro) di utilizzazione dei suoli.

La procedura di attuazione prevede “l’intervento diretto” che significa che ogni proprietario del suolo zonizzato può denunciare con DIA, o chiedere il permesso di costruire gli edifici consentiti.

Gli indici urbanistici ed edilizi e i caratteri dell’edificazione sono generici per i fienili senza alcuna specificazione tipologica e di destinazione d’uso.

Gli indici urbanistici ed edilizi per le attività agrituristica sono specificati con misure parametriche in uso urbanistico.

Le conseguenze.

L’attività agrituristica presuppone che nell’edificio ci sia una abitazione stabile del conduttore, oltre ai vani per la ristorazione e vani per camere/appartamenti turistici. Inoltre parte dell’edificato può essere riservato alle attività agricole.

Se simuliamo la possibilità edificatoria della Variante n.3, ristretta solo alla zona omogenea E3 di Tribil Inferiore, risultano i seguenti dati:

  • la superficie territoriale stimata della zona E3 è circa ha 130 = a mq. 1.300.000,00;
  • togliendo 300.000,00 mq per strade, terreni inadatti o altro, restano di superfici fondiaria potenzialmente edificabile mq. 1.000.000,00;
  • con il lotto minimo di intervento di mq. 3.000 è possibile costruire n. 333 agriturismi.
  • la superficie coperta massima (15% del lotto minimo o 450 mq.) sarà di mq. 150.000,00 e un volume di circa mc. 975.000,00;
  • considerando circa la metà della superficie coperta utilizzata per edifici ad uso agricolo rimangono 500.000,00 mc edificabili per uso residenziale e turistico;
  • la potenzialità insediativa mc. 500.000,00/ 100/mc/ab. è di 5.000 persone, che per la sola attività residenziale negli edifici agrituristici sarà: n.333 x media di 3 addetti = a circa 1000 persone.

Sono poco più di 400 i residenti del comune di Stregna! E’ evidente quindi la enormità dei valori edificabili.

Inoltre, nella variante non si fa alcun cenno alle opere di urbanizzazione primaria ad eccezione dei parcheggi: ma le strade, fognature, acquedotto, illuminazione, telefono ecc.? Chi sarà il soggetto attuatore di tale opere? Che potenziale impatto ambientale possono creare?

Conclusioni

Nonostante i numerosi documenti di variante (relazione generale, asseverazione, relazioni integrative, relazioni di incidenza, relazione di non assoggettabilità al VAS, relazione di compatibilità paesaggistica, zonizzazioni e norme di attuazione), nulla si dice sui fatti sopraesposti.

E’ bene che l’amministrazione comunale, il progettista e gli organi di controllo Regionali valutino attentamente e realmente la portata degli impatti edilizi conseguenti alla Variante n.3 del comune di Stregna, altrimenti ogni argomentazione urbanistica e normativa sembra inefficace e superflua.

Si dirà:

  • dove sono le 333 aziende agrituristiche che potenzialmente potrebbero insediarsi nella zona E3 di Tribil Inferiore?
  • che senza la variante n.3 si preclude lo sviluppo turistico del luogo e che i bei prati residui ancora presenti sono destinati alla invasione del bosco;
  • che le drammatiche condizioni socio economiche del comune e di tutte le Valli del Natisone non consentono alternative;
  • ecc, ecc.

Si ritiene tuttavia necessario ritornare ai caratteri storici degli insediamenti rurali delle Valli, dove i 333 agriturismi potenziali, trovino localizzazione all’interno dei nuclei rurali storici presenti nel comune di Stregna; attraverso il recupero della significativa architettura rurale o anche con ampliamento di nuove zone edificabili in continuità e adiacenza con la perimetrazione edificabile dei paesi.

Le aziende agrituristiche, insieme ai residenti, avranno cura (per necessità economico/ricettiva) di mantenere i prati residui in modo di consentire la fruizione estetico/paesaggistica delle bellezze naturali della zona; nel mentre il recupero o costruzione filologica dei fienili e dei kozolec, sarà funzionale, oltre che per uso agricolo, anche come punti di sosta e riparo lungo i percorsi.

Sono affermazioni prive di fondamento? Sogni? Può darsi, resta il fatto che nuovi esempi in questa direzione esistono a Clastra (S.Leonardo) a Pegliano e Antro (Pulfero) con risultati sorprendentemente positivi.

In sinergia con le numerose case per vacanze e all’albergo diffuso delle Valli del Natisone, gli agriturismi possono costituire un tassello importante per il rilancio turistico, adeguandosi, naturalmente, ai caratteri storico/ambientali della zona ancora in attesa di una consapevole ed efficace valorizzazione.

Il presente documento è stato redatto in collaborazione con l'arch. Renzo Rucli, per il Movimento FreePlanine.

Si chiede dunque la revoca della proposta di variante n.3 al PRGC di Stregna.

Stregna, 15 novembre 2012

Aldina Vuerich